Sport equestri
La prima delle medaglie d'oro in palio nell'Equitazione, il Dressage, partì, nel rettangolo appositamente disegnato dalla Federazione Internazionale a Piazza di Siena, il 5 settembre. Dei diciassette concorrenti partecipanti, arrivarono alla finale del 6 settembre cinque cavalieri: lo svedese Henry St.Cyr, lo svizzero Gustav Fischer, il tedesco Josef Neckerman e due sovietici, Sergey Filatov e Ivan Kalita.
I cinque prescelti si sfidarono il 6 mattina, per decidere chi sarebbe stato il nuovo campione olimpico. I primo a scendere in campo fu lo svedese St.Cyr, campione ad Helsinki ed a Stoccolma nel 1956. Subito dopo di lui il capitano Fischer che parve avere le ali, eseguendo magnificamente il suo esercizio, lo svizzero fu eguagliato in maestria da Filatov, terzo ad esibirsi. La prova del quarto concorrente, Neckermann parve inferiore e fuori dal giro delle medaglie mentre l'altro cavaliere sovietico, Kalita, fu applauditissimo e, ai più, parve il migliore. La giuria non fu in grado di assegnare la vittoria e si diede 48 ore di tempo per decidere dopo aver visionato i filmati di tutte e cinque le esibizioni. Il giorno dopo decretò la vittoria di Filotov con 2144 punti, secondo e terzo Fischer e Neckermann.
Il 6 mattino, ai Pratoni del Vivaro, ebbe inizio anche la prova di Concorso completo a squadre con la partecipazione di 18 team e quello individuale con 73 partecipanti. Per la vittoria finale, i bookmaker londinesi davano favoriti i tre svedesi (Johansson, Gustavsson e Barkander) poi inglesi e tedeschi. Nella prima prova (divisa in cinque sezioni: dressage, endurance, steeple-chase, cross-country corsa), ciascuna nazione presentò quattro concorrenti, i migliori tre dei quali ammessi alla prova di salto. Dopo la prima prova, i migliori punteggi furono realizzati dal francese Lefrant, dal danese Bjorke e dallo svedese Barkander. Nella classifica a squadre andarono bene sovietici, svizzeri, tedeschi, svedesi e britannici, ma nella seconda parte erano emersi nettamente in testa a tutti gli australiani (Morgan, Crago e Lewis).
Il 10 settembre la gara si spostò a Piazza di Siena per la prova sui dodici ostacoli, dove si presentarono la metà dei concorrenti che si erano iscritti a questa gara, gli altri avevano subito il massacrante percorso delle prime prove ed avevano dovuto rinunciare a proseguire. Questa volta i cavalieri non erano più i cow boy dei giorni precedenti ma degli eleganti signori, in divisa o in frack rosso. Il primo cavaliere in gara fu l'australiano Roycroft con un percorso netto e dato che anche i suoi due compagni Morgan e Lavis fecero molto bene (solo un errore), la squadra australiana si aggiudicò, con grande margine, l'oro davanti a svizzeri e francesi. Lawrence Robert Morgan (nonostante il suo errore sul muro) vinse l'oro individuale, alle sue spalle il compagno Lavis e lo svizzero Buhler.
A Piazza di Siena, per la gara di salto ad ostacoli, fu tracciato un percorso di 840 metri con un labirinto di pali, siepi, fossati e muri. C'erano 14 ostacoli con 17 salti alti fino a metri 1,60 ed una tripla combinazione di muri e steccati. 60 i partecipanti in rappresentanza di 21 paesi. Tra i favoriti gli italiani Raimondo e Piero D'Inzeo, lo spagnolo Francisco Goyoaga, i francesi Pierre D'Oriola e J. Bernard De Fombelle, l'americano William Steinkraus, i tedeschi Fritz Thiedemann e Hans Winkler Hans e l'amazzone inglese Pat Smythe.
Alle 7 antimeridiane del 7 settembre il primo concorrente, il brasiliano Rabelo Leite Nero, entra nell'arena di Piazza di Siena, poi, dopo alcuni altri concorrenti, toccava a Raimondo D'Inzeo ed al suo "Posillipo". Il silenzio calò tra il pubblico e D'Inzeo iniziò il suo percorso, un percorso netto e che qualcuno giudicò magistrale. La maniera con il quale l'italiano guidava il suo cavallo di salto in salto era magnifica e non di meno ammirabile era l'intelligenza con la quale il cavallo rispondeva alla minima sollecitazione del suo cavaliere. Dopo D'Inzeo fu il turno di D'Oriola (4 errori e 16 punti di penalità), di Winkler (17 punti di penalità), De Fombelle (12 punti), Pat Smythe (20 punti), Thiedemann (13 punti), Piero D'Inzeo (8 penalità) e terzo posto nella classifica provvisoria, al secondo posto la sorpresa dell'argentino Naldo Dasso, quindi nessun altro percorso netto oltre a quello di Raimondo D'Inzeo. La seconda manche inizia nel primo pomeriggio, la classifica è chiara. Alle 15e40 e la volta del capoclassifica, nel caso esegua un altro percorso netto è medaglia d'oro, altrimenti torna tutto in discussione. Nella prima parte fila tutto liscio per il cavaliere italiano poi un errore prima della complicatissima tripla (che viene superata magnificamente) ed altri 2 nella parte finale: totale 12 punti di penalità. Buon risultato, ma bisognava aspettare le altre esibizioni, soprattutto quella della sorpresa Dasso e del fratello Piero. Dasso alla sua seconda apparizione colleziona 24 punti di penalità e Piero D'Inzeo 8. Raimondo D'Inzeo è medaglia d'oro, Piero d'argento. L'inglese David Broome, con un buon secondo percorso, si aggiudica la medaglia di bronzo.
Il mattino dell'11 settembre, sgomberato il campo dai segnali e dagli attrezzi per l'atletica leggera, lo Stadio olimpico accolse il Gran Premio delle Nazioni (Gran premio di salto ad ostacoli - prova a squadre), valido per l'ultimo podio da assegnare, l'ultimo dell'intera Olimpiade. La prova a squadre di disputò in due manche ed ogni squadra poteva concorrere con tre cavalieri. Alla vigilia si parlò di vittoria per gli Stati Uniti o per l'Italia o anche per Germania, Francia e Gran Bretagna, le potenze che dominavano nella Coppa delle Nazioni. La prima manche ebbe inizio alle 7 del mattino ed il primo concorrente fu il turco Nail Gonenli. I tedeschi, campioni olimpici uscenti, capitanati da Hans Winkler, realizzarono l'impresa di bissare la vittoria di quattro anni prima a Stoccolma. Al secondo posto e medaglia d'argento per il team degli Stati Uniti e terzi gli italiani con i fratelli D'Inzeo e Antonio Oppes.